martedì 26 agosto 2014

Olismo e Marketing - Guido Parente

Olismo e Marketing


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Guido Parente



Quando ero piccolo, incontravo spesso persone che mi dicevano sei un “guaritore nato”, un pranoterapeuta, un sensitivo.

Plausibilmente, per me tutto questo mi incuriosiva e mi spaventava al contempo.

Mio padre, medico, morì di incidente di aereo nel ’63, quando io avevo appena 9 mesi, e purtroppo non ebbi la possibilità di chiedere ad alcuno della famiglia se “il dono della pranoterapia” fosse condiviso con altri rappresentanti della mia famiglia.

Di sensazioni ne ho sempre avute tante, belle, brutte, entusiasmanti, vivide, ma dovettero passare diversi anni perché comprendessi appieno in cosa consistessero.

Da sempre, ebbi il desiderio di poter portare benessere, o togliere il dolore a familiari e ad amici.

Sono stato altresì, attratto da sempre a cercare di comprendere il mondo intorno a me in una globalità, un mix di più elementi.

Penso sia stato questo che mi ha spinto a studiare il marketing e a trovare degli incredibili punti di contatto con gli studi olistici, probabilmente, molte persone leggendo questo “storceranno il naso”, in realtà vedremo quanti e quali siano i punti di contatto tra questi due mondi.

Prima di tutto, è importante porre l’accento sull’olismo, cos’è ? perché se ne parla tanto?

Holos=intero, con tale termine si indica un approccio globale, che cerca di vedere le persone nella loro interezza, nella loro globalità, nel loro essere corpo-spirito-mente, rispetto all'ambiente interno ed esterno.



Parliamo quindi dell'individuo e non della somma delle parti, fisiche o psichiche, più o meno sane.

Con questo assioma, riconosciuto da tutti coloro che praticano le discipline olistiche, ci diventa più chiaro che ogni volta che viene nel nostro studio un cliente, con una qualsiasi problematica/patologia, siamo portati a fare uno screening globale della sua vita, delle sue abitudine di vita, di cosa si nutre, se vive periodi positivi o meno nelle sue inter-relazioni sociali, quali siano le sintomatologie.

In seguito, grazie ai nostri studi, alle nostre percezioni, inizieremo ad usare una disciplina olistica o un mix di discipline olistiche ad hoc per quella persona.

Ebbene consideriamo ora cos’è il marketing.

Per me, il Marketing è uno straordinario cocktail di principi, tecniche e strumenti presi in prestito dalla macro e dalla micro economia, dalla finanza, dalla sociologia, dalla psicologia, dalla ricerca operativa, dalla comunicazione, messi insieme per arrivare a formulare delle soluzioni competitive.

È chiaro che l’olismo e il marketing abbiano una grande differenza di fondo, uno è volto a portare il benessere alle persone e l’altro è volto a creare delle scelte nella vendita di un prodotto.

Paradossalmente possiedono entrambi una “Mission”.

Capire cosa siamo, come potremmo essere di aiuto nei confronti delle persone che si affidano a noi, ci deve rendere “responsabili” e questo ci porta ad essere seri, ad allontanare tutte quelle persone “approssimative” che purtroppo hanno invaso le arti olistiche.

La mancanza di una vera legislatura sulle discipline olistiche, ha favorito tutto questo, la legge 4/2013 ha iniziato a portare risalto e luce nel settore olistico, spero che presto vi sia la corretta possibilità che si creino albi e normative valide.

La grande versatilità del marketing ne fa una potente arma gestionale: identificare il cliente, definire quali possono essere le sue necessità/bisogni, migliorare la comunicazione, scoprire nuovi utilizzi dello stesso prodotto, seguire nuovi orientamenti, creare sinergie.

Del resto, nell’olismo, non è vero che dobbiamo comprendere:

 Chi è il nostro cliente/paziente?

 una volta compreso di che patologia soffre, trovare il rimedio/disciplina olistica adeguato?

 Capire come comunicare le nostre sensazioni nel linguaggio più comprensibile

 Creare sinergie lavorative con altri operatori olistici al fine di essere di effettivo aiuto

 Organizzare corsi di aggiornamento

 Etc.



Anni fa, quando approdai agli studi olistici, venni colpito da queste curiose sinergie tra due settori che sembravano tanto diversi e lontani, ma, ora che sono al termine dei miei studi di naturopatia psicosomatica, mi rendo conto sempre di più di quanto invece queste due entità possano coesistere insieme, nel rispetto di entrambe.

L’aspetto più importante a parer mio nasce dalla modalità ascolto.

Nel mondo odierno le persone vanno di fretta, sono interessate adiverse dinamiche, sono diventate egoiste, tendono a “sentire”.

Cosa differisce tra “sentire e ascoltare”?

Sentire è passivo, l’ascolto è attivo.

Se riesco a comprendere come ascoltare, ho la possibilità di entrare in maggiore sintonia con le problematiche del mio cliente/paziente, riuscirò sicuramente ad essere maggiormente attento a derubricare, a decodificare i segnali che il suo “corpo” mi manda.

Da quando iniziai anni fa a insegnare tecniche di vendita, comunicazione nel marketing e poi nei miei insegnamenti nelle discipline olistiche, ho teso sempre a cercare di avere una comunicazione semplice, adeguata al mio interlocutore.

Detesto chi parla “difficile” per darsi un “tono”.

Tutto questo crea “distanza”.

Non è questo che è necessario fare. A parer mio se vogliamo essere dei “portatori di luce”, dei bravi operatori olistici, è necessario essere più umili, più in contatto con la gente e studiare il più possibile nuove tecniche, creare sinergie lavorative adeguate al nostro lavoro.

Impariamo dai nostri errori, impariamo ad esserci.

Non chiudiamoci in noi stessi o in stupidi atteggiamenti di chiusura per paura che “ti tolgano il lavoro”, se sei in gamba, se sei un operatore volto a risolvere i problemi (un Solution Manager nel marketing) le persone verranno da te.

Continuo da anni a cercare di creare lavoro, anche dove non c’è!

Impariamo ad aiutarci tra di noi!

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